Il Partito Democratico non partecipa al voto finale. Fracasso: “Questa legge rende più difficile raggiungere l’obiettivo. La Corte Costituzionale ha già bocciato la richiesta di trattenere gli otto decimi”

“Aver scritto la legge in questo modo la rende più debole, rende più difficile convincere Governo e Parlamento delle nostre ragioni e raggiungere il risultato. Quello che dovevamo esprimere l’abbiamo già fatto votando favorevolmente oltre l’80% degli articoli, ma non parteciperemo al voto finale”. Il capogruppo del PD in Consiglio regionale, Stefano Fracasso, motiva così la decisione di non partecipare al voto sul Pdl 43 con cui la maggioranza leghista chiede di trattenere il 90 per cento del gettito fiscale.
“Noi siamo per l’autonomia e per questo non abbiamo fatto mancare il nostro contributo, a partire dai lavori in Commissione. Adesso si aprirà il negoziato con il Governo, un percorso che si concluderà con la legge parlamentare e, più credibile sarà la proposta tanto più raggiungibile il risultato. Come Pd ribadiamo che sarà utile convincere anche i colleghi emiliano-romagnoli e lombardi, sia consiglieri regionali che deputati e senatori, poiché i parlamentari veneti non sono neanche un decimo. C’è una sola istituzione che non è da convincere: la Corte Costituzionale che ha già detto ciò che pensa con la sentenza 118/2015. Per la Consulta non è ammissibile trattenere gli otto decimi del gettito fiscale, figuriamoci i nove. E quel no è invalicabile per Governo e Parlamento”.
“L’articolo 2 vanifica tutta la legge e conferma la volontà di scontro con il Governo”, ribadisce il consigliere Graziano Azzalin. “Che si debbano trasferire le risorse a copertura delle nuove spese è logico, ma è proprio l’impostazione che critichiamo. Tuttavia sappiamo che la Lega dopo aver sbandierato il proposito di diventare Regione a Statuto speciale sul modello della Provincia di Bolzano non può fare marcia indietro e modificare l’articolo in cui si chiedono i 9/10. È una questione puramente politica, una battaglia tutta interna alla Lega”.
“Non dobbiamo prendere in giro i veneti con richieste irricevibili”, afferma il consigliere Andrea Zanoni. “Sì all’autonomia, no alla propaganda anche perché la Regione nelle competenze già previste per legge non ha certo brillato”.
“Quella che uscirà dal negoziato sarà una legge diversa da quella che esce da quest’aula – ha concluso il capogruppo Fracasso – Noi abbiamo lavorato senza pregiudizi e ostruzionismo, materia per materia, audizione per audizione, raccogliendo le impressioni della società veneta. E ci siamo espressi a favore per oltre l’80 per cento degli articoli, dando parere contrario su nove su un totale di oltre 60. Questi sono i fatti, perciò non c’è altro da aggiungere. Con quei voti abbiamo espresso quello che dovevamo esprimere, senza bisogno di dover partecipare al voto finale”.
Sulla richiesta di autonomia della Provincia di Belluno è invece arrivato il sì unanime del Consiglio. “Abbiamo risposto alle sollecitazioni espresse dal presidente della Provincia, Roberto Padrin, nelle audizioni in Commissione”, ha dichiarato Fracasso e, soprattutto, “alla volontà popolare ben chiara dopo il referendum del 22 ottobre”.