“In Veneto mancano medici e la Regione non può chiamarsi fuori da ogni responsabilità dicendo che dipende dal Governo. La nostra voce è forte e chiara anche a Roma, ma è qua a Venezia che chiediamo chiarezza, perché i problemi legati alla mancata programmazione sono evidenti”. È quanto dichiarano Francesca Zottis, consigliera del Partito Democratico e vicepresidente dell’assemblea a Palazzo Ferro Fini, e i colleghi Jonatan Montanariello e Anna Maria Bigon (vicepresidente commissione Sanità) tornando sulla carenza di medici di medicina generale (Mmg), particolarmente pesante in alcune zone, tra cui il Veneto orientale.

“Non si può ogni volta giocare allo scaricabarile: ciascuno faccia la propria parte, Venezia inclusa. Ricordiamo che  i medici non sono dipendenti bensì liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale tramite l’Accordo collettivo nazionale, negoziato tra i loro rappresentanti e la Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) composta dai rappresentanti delle Regioni. E sono sempre le Regioni a gestire la graduatoria unica finalizzata all’accesso alla convezione, a conferire gli incarichi e a stabilire la loro retribuzione, sulla base dell’Acn. Inoltre la funzione dei Mmg è strettamente integrata con i professionisti dei servizi gestiti dalle Ulss per garantire i Livelli essenziali di assistenza ai cittadini. Questi sono fatti”, attaccano i tre esponenti dem, puntando poi l’indice anche sulla formazione: “L’ammissione ai corsi triennali avviene tramite bando regionale e i posti a disposizione sono sempre troppo pochi, così come le borse di studio: è sempre colpa di Roma? Dovrebbe essere chiaro a tutti che non è lo Stato ad assumere i medici di medicina generale, non è lo Stato a formarli, organizzarne l’attività e retribuirli”.

“Non ci si può nascondere anche stavolta dietro ‘Roma cattiva’: l’eccellenza veneta dimostra falle pesanti nella programmazione ventennale della medicina del territorio. Venti anni – concludono – di ‘non programmazione’ leghista”.