Le proposte del Partito democratico del Veneto per superare la crisi: ascoltare medici ed esperti, collaborare con le altre istituzioni, governo, autorità sanitarie nazionali, comuni.

ANALISI DELLA SITUAZIONE ATTUALE

Il Veneto è in una situazione di emergenza assoluta in relazione all’epidemia COVID (de facto fase 5 del piano di emergenza di sanità pubblica):

Attualmente il n. di positivi in relazione alla popolazione è il più alto d’Italia così come il n. di decessi per COVID.
Il tracciamento dei contatti è saltato completamente e pertanto non vi è modo di fermare l’avanzata dell’epidemia se non attraverso nuove chiusure.
I servizi sanitari sia ospedalieri che territoriali sono vicini al collasso per il sovraccarico di pazienti COVID con la conseguenza che:
non tutti i pazienti positivi con sintomi ricevono cure adeguate (emblematico che dalle RSA si trasferiscono raramente i pazienti vengano trasferiti in ospedale in caso di forma grave);
sono oramai ridotti alle urgenze i servizi alle persone affette da altre patologie con impatto almeno altrettanto grave rispetto alle conseguenze del COVID.
Il personale sanitario è allo stremo, non ce la fa davvero più e lo ha espresso in tutti i modi: lettere, azioni dei Sindacati di riferimento, richieste di “chiudere tutto” per limitare i contagi, ecc. Inoltre il tasso di infezione nel personale sanitario è ancora elevatissimo.
Le RSA per anziani e le residenze per disabili sono in una situazione di dramma assoluto per i numerosi focolai di epidemia con letalità elevatissime e per la carenza di infermieri causata dalla migrazione verso le ULSS.

Come siamo arrivati a questo punto?

Zaia ha pervicacemente voluto mantenere il Veneto in zona gialla consentendo di fatto un’avanzata dell’epidemia. Significativo in proposito il confronto dell’andamento dell’epidemia tra Veneto, Lombardia e Toscana.

Zaia del “Veneto zona gialla” ne ha sempre fatto un vanto sino a poco prima di Natale. Ora afferma che “è colpa di Roma” tuttavia i dati a Roma li mandava lui: tra gli altri menzioniamo i 1000 posti letto in terapia intensiva quando quelli reali invece sono circa 700 e pertanto la soglia del 30% di occupazione da parte dei pazienti COVID si è superata già dal 12 novembre. Simile il dato sull’occupazione di posti letto di malattie infettive, pneumologie e medicine generali con soglia al 40%. Ci sono perplessità anche sui dati del tracciamento visti i risultati di diffusione dei contagi. In ogni caso il d.l. 19/2020 e d.l. 125/2020 consentono ai Presidenti di Regione di elevare il livello di restrizione indicato dal Nazionale.


Zaia e i sui fedeli da ottobre hanno continuamente alimentato la narrazione che “la situazione era del tutto sotto controllo, che andava tutto bene e che i servizi sanitari non avevano alcun problema” dando alla popolazione un senso di sicurezza che non ha favorito certamente i comportamenti virtuosi per il contenimento dell’epidemia. Peraltro, è passato un messaggio molto sbagliato ovvero che se si ha assistenza ospedaliera si guarisce. Purtroppo chi arriva al punto di gravità tale da aver bisogno della terapia intensiva ha comunque tra il 30 ed il 50% di probabilità di morire. Quindi i posti letto e le terapie intensive non sono comunque “la soluzione assoluta” e addirittura sono diventati il motivo per non frenare a monte il diffondersi del contagio con i conseguenti decessi associati solo in parte evitabili dai servizi stessi.
Aver utilizzato in modo pressoché unico i tamponi rapidi antigenici (anziché dei molecolari) per lo screening periodico del personale sanitario, per ammettere pazienti non-COVID in ospedale e per testare personale e ospiti delle RSA. Il Prof. Crisanti e più recentemente il Prof. Danieli hanno stigmatizzato l’enorme errore di questa scelta che porta a classificare come negative circa 2-3 persone positive ogni 10. Peraltro anche una nota del Ministero della Salute del 23 ottobre li sconsiglia per lo screening del personale.
Sugli strumenti di diagnosi è utile anche il seguente documento dell’Istituto Superiore di Sanità del 4 novembre.

PROPOSTE DEL PD VENETO

CONTENIMENTO DELL’EPIDEMIA NELLA POPOLAZIONE
Senza restrizioni il contagio non rallenta. I professionisti della sanità chiedono da un mese la zona rossa. Al di là del colore che il Governo assegnerà al Veneto, sono indispensabili e non procrastinabili restrizioni molto più drastiche rispetto all’attuale zona gialla che il Presidente Zaia può decidere. L’esempio della Toscana è emblematico: dopo due settimane di zona rossa l’epidemia è di fatto rientrata ed ora le attività produttive ed economiche possono ripartire a pieno regime. I soggetti economici che vengono direttamente penalizzati dall’essere zona rossa devono ottenere ristori adeguati dai fondi di livello nazionale, regionale e comunale.
Passare alla popolazione un messaggio univoco e comune (Presidente, forze politiche tutte, Sindaci, Direttori generali, mass media, ecc.) che la situazione è drammatica e rischiamo il collasso dei servizi sanitari e un numero di morti oltremodo tragico se non vengono attuati da tutti comportamenti adeguati al contenimento del contagio. Devono essere comunicati i dati dei contagi Comune per Comune (in forma aggregata ovviamente) in modo da far capire ad ogni cittadino veneto che l’epidemia lo coinvolge da vicino.
Deve essere comunicato chiaramente che l’impatto della campagna vaccinale sul contenimento dell’infezione non avverrà prima dell’autunno. Quindi, a parte fasce ristrette di popolazione ad alto rischio, nei prossimi sei mesi il vaccino non servirà a contenere l’epidemia. Pertanto l’arma unica in questa fase resta l’attuazione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini. Il tracciamento dei contatti potrà tornare ad essere adeguatamente attuato solo quando il livello del contagio si sarà ridotto drasticamente.

ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SANITARI PER LA GESTIONE COVID
Cercare di utilizzare a pieno regime gli ospedali già diventati esclusivamente COVID e lasciare operativi gli altri ospedali soprattutto per patologie non-COVID.
Rendere operativi per accogliere pazienti COVID stabilizzati, tutti gli ex Ospedali chiusi per gestire al meglio la fase post-acuta di questa ondata (es. Noale, Valdobbiadene, ecc.).
Attivare per tutto l’anno 2021 una riprogrammazione della rete ospedaliera che deve essere elaborata coinvolgendo la V Commissione del Consiglio regionale.

TAMPONI
Utilizzare esclusivamente i tamponi molecolari per lo screening periodico del personale sanitario e del personale e ospiti delle RSA. (In alternativa, solo se confermato come sensibile al pari del molecolare, il tampone rapido di ultimissima generazione).
Non appena attuabile, effettuare screening generali con tamponi rapidi per specifiche categorie quali ad esempio: lavoratori dei supermercati, parrucchiere/estetiste, studenti di determinate fasce di età, od altri gruppi di soggetti particolarmente a rischio per sé e per la comunità intera.

PERSONALE SANITARIO
E’ necessario attuare quanto previsto per il contenimento dell’epidemia in modo da “decomprimere” l’accesso di nuovi casi agli ospedali e agli ambulatori dei Medici di Medicina Generale in modo che possano tornare ad avere carichi di lavoro sostenibili.
Avviare assunzioni a tempo indeterminato in modo da rendere attrattivi per medici e infermieri questi contratti.
Per necessità strettamente legate all’emergenza, utilizzare contratti a tempo determinato e non i contratti libero professionali che andrebbero utilizzati esclusivamente quando non vi è alternativa (es. medico o infermiere già in pensione).
Applicare la norma della legge Regionale 1 /2020 articolo 23, per stabilizzare i medici precari che attualmente operano nei Pronto Soccorsi ad oggi mai applicata.
Per il personale infermieristico rendere disponibili alle RSA infermieri assunti dalle ULSS in modo da ridurre l’impatto negativo dell’averli di fatto sottratti e nel contempo adeguare il livello salariale degli infermieri nelle RSA pubbliche per equipararlo a quello nelle ULSS.

PATOLOGIE NON-COVID
Non vanno lasciati completamente sguarniti di una risposta ospedaliera i territori il cui ospedale è stato convertito in ospedale COVID attraverso attivazioni specifiche di servizi alternativi negli ospedali dismessi o in altre strutture adibite per l’emergenza della seconda ondata che si sta rivelando per il Veneto molto peggiore della prima.
Eseguire un’analisi urgente di tutte le patologie non-COVID rimaste sotto-assistite e addirittura non-assistite in questi mesi. I Medici di Medicina Generale stanno cercando di fare il possibile per contenere tale impatto, ma non possono certo sostituire servizi e prestazioni ospedaliere complesse. Essi hanno però chiaro il quadro delle patologie non adeguatamente trattate in questi mesi e possono rivestire un ruolo fondamentale per indicare le “priorità di ripresa dell’assistenza” sia su classi di patologie che sui singoli casi di loro pazienti.
Rafforzare urgentemente l’ambito della Psichiatria e dei servizi dei Consultori che rivestono un ruolo fondamentale per mitigare le conseguenze psicologiche e sociali dell’epidemia. In questi servizi vi è una carenza enorme di psicologi, educatori e assistenti sociali che sono figure assolutamente disponibili nel mercato del lavoro (a differenza degli Psichiatri). Pertanto al fine dell’assunzione delle tre figure professionali sopramenzionate si tratta esclusivamente di una questione di volontà politica.

STRATEGIA VACCINALE
Dopo aver vaccinato il personale sanitario, il personale e gli ospiti delle RSA, gli anziani nel territorio a maggiore fragilità, prevedere di vaccinare il personale della scuola nonché la fascia di popolazione giovanile tra i 16 e i 19 anni in modo da poter riprendere a pieno regime ed in sicurezza le lezioni nelle scuole superiori.
Coinvolgere, al fine di accelerare la campagna vaccinale, i numerosissimi volontari che si sono resi disponibili: sia medici, infermieri, ostetriche, assistenti sanitari in pensione sia medici e infermieri liberi professionisti che hanno già detto di garantire -anche gratis- delle giornate vaccinali. Risorse preziosissime ad oggi inutilizzate. Ovviamente andrebbe promossa una campagna di adesione al progetto che amplierebbe di certo quanti già ora si sono candidati.

Padova, 8 gennaio 2021

Partito Democratico del Veneto
Gruppo Consigliare del PD veneto
Gruppo Sanità e Sociale PD veneto