In arrivo nelle casse di Comuni, Province e Città Metropolitane quasi 2,5 miliardi di euro: si tratta della parte restante del fondo da 3,5 miliardi di euro già istituito dal decreto legge del 19 maggio 2020, per assicurare le risorse necessarie all’espletamento delle funzioni fondamentali degli enti locali.

“Il Viminale metterà in liquidazione 2,1 miliardi di euro per i Comuni, e 350 milioni di euro per le Province”, ha spiegato il sottosegretario all’Interno Achille Variati. Uno sforzo straordinario da parte dello Stato, con cui il governo conferma nei fatti la vicinanza ai territori e quindi ai cittadini: sono infatti Comuni e Province a gestire la maggior parte dei servizi alla popolazione. Gli enti locali sono stati messi in grande difficoltà nei propri bilanci dagli effetti della pandemia, perdendo diverse tipologie di entrate. Da qui la necessità di un aiuto concreto, per evitare che il virus causi altre drammatiche ferite alle comunità. Le somme stanziate si aggiungono a quelle già erogate a fine maggio: 900 milioni per i Comuni e 150 per le Province. Portando il totale a 3,5 miliardi di euro a cui contiamo di poter aggiungere ulteriori risorse nei prossimi mesi”.

Per gli enti locali del Veneto vengono messi a disposizione in tutto 227 milioni di euro indispensabili per garantire servizi di trasporto, welfare di prossimità e servizi scolastici, ma anche interventi come lo sfalcio dell’erba e la sistemazione di strade e illuminazione pubblica: Grazie a queste risorse Comuni e Province non dovranno tagliare le loro azioni e contributi per i residenti dopo che l’emergenza sanitaria ha ridotto gli introiti nelle casse municipali.

Nella definizione di questo secondo riparto è stato fondamentale un criterio: quanto gli enti locali hanno perso a causa della pandemia, al netto di eventuali minori spese. Tra le entrate ridotte, la parte del leone l’hanno fatta, per i Comuni, Imu, Tari e l’addizionale comunale Irpef; per le Province, la tassa di trascrizione e l’assicurazione auto. Tra le minori spese sono stati considerati la riduzione degli straordinari del personale e alcune contrazioni dei costi di gestione o di servizi. Da sottolineare che i mancati introiti relativi all’imposta di soggiorno non sono compresi in questo provvedimento, e verranno affrontati a parte nelle prossime settimane.