Da quasi tre settimane sono chiuse le strutture semiresidenziali per minori e persone anziane, con disabilità, con dipendenze e con disturbi di salute mentale, che sono il cuore dei servizi territoriali cosiddetti “diurni”, sociali e socio-sanitari, da sempre gestiti dalle ULSS su delega dei comuni.

Dall’inizio della grave crisi sanitaria per COVID-19 le persone più fragili del nostro territorio veneto gravano sulle famiglie, con un carico assistenziale supplementare che si somma alle difficoltà che tutti vivono.

In Veneto 8.426 persone con disabilità sono inserite in strutture semi-residenziali ed altre 8.271 persone sono giornalmente occupate nell’integrazione sociale in ambiente lavorativo (SIL). Da tre settimane queste persone sono a casa e sono diventate dei fantasmi! Senza contare quelle degli altri servizi, Salute Mentale in primis.

Nel Decreto Legge “Cura Italia” 18/2020 agli artt. 47 e 48, si è previsto che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali richiamati dalla medesima norma, sia garantito lo svolgimento (“avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi”) “di prestazioni convertite in altra forma, ossia in forme individuali domiciliari o a distanza o resi negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente” per far fronte all’emergenza (art 48 comma 1).

È altresì prevista l’attivazione di “interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario” (art 47).

“Le prestazioni convertite in altra forma, saranno retribuite ai gestori con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi.”

Per una volta le istituzioni con gli artt. 47 e 48 del decreto avevano saputo conciliare la tutela delle persone fragili attraverso un sistema individualizzato che sapesse bilanciare il principio del distanziamento sociale (la chiusura dei Centri Diurni per non favorire il contagio) con l’altrettanto, se non più significativo, bisogno di tutelare e assistere le persone più fragili della società.

Il Decreto precisa che “le pubbliche amministrazioni sono autorizzate (quindi disinnescando qualsiasi sospetto di danno erariale) al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo” (art. 48). Sarà inoltre corrisposta un’ulteriore quota parte (seconda quota) per raggiungere la corresponsione di entità pari all’importo già previsto (100%), al netto delle eventuali minori entrate derivanti dalla sospensione del servizio (art 48 comma 2). Questo pagamento dei servizi è stato previsto per garantire la “tenuta del sistema welfare” a condizione che “i gestori privati di tali servizi dovranno garantire l’effettivo mantenimento, ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto, fermo restando che le stesse dovranno risultare immediatamente disponibili, all’atto della ripresa della normale attività” (art 48 comma 2).

Tutto questo senza gravare ulteriormente sul bilancio dello Stato, senza dover attivare la cassa integrazione per i dipendenti delle strutture private accreditate. A bilancio invariato, con le dotazioni di bilancio già previste nel corrente anno economico-finanziario, salvaguardando il prezioso sistema organizzativo, strutturale e professionale configurato in prevalenza dal Terzo Settore Veneto.

Alla luce di tali previsioni normative era ed è necessario che la Regione recepisca e dia seguito a quanto così stabilito dal Decreto attraverso chiare indicazioni da fornire alle ULSS territoriali: c’è bisogno di un intervento chiaro della Regione che metta in condizione gli enti ad attivare i servizi“in altra forma”(domiciliari, a distanza, in ambienti sicuri e dedicati) per non incorrere in violazioni della sospensione o per non dover altresì richiedere gli interventi di sostegno del reddito per il personale non impiegato.

Gli Enti del Terzo Settore del Veneto si trovano in questo momento di fronte ad un bivio: debbono decidere, nelle prossime ore, se attivare le procedure per la richiesta degli ammortizzatori sociali o se poter usufruire della strada indicata dall’art. 48 del decreto #CuraItalia. Le due ipotesi di lavoro sono, infatti inconciliabili (si veda comma 3 dell’art. 48). Il testo dell’art. 48 è chiaro e la norma risulta inderogabile: le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati.

IL PARTITO DEMOCRATICO DEL VENETO CHIEDE, FIN DA SUBITO, UN INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL VENETO LUCA ZAIA E DELL’ASSESSORE ALLA SANITA’ MANUELA LANZARIN.

NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO INDIETRO, da questa situazione di difficoltà da covid-19 si deve uscire tutti assieme.