Pd Veneto: «Ragionare a bocce ferme sul futuro del servizio sanitario regionale»

«Chiudere la lungodegenza di Noale è un errore». Il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Bisato, critica la decisione della Regione di attuare «un Piano socio sanitario ideato e pensato due anni fa», ben prima dell’emergenza sanitaria a cui stiamo facendo fronte.

Dalla giunta, continua Bisato, «continuano ad arrivare messaggi contraddittori: alle dichiarazioni di potenziamento della sanità regionale, fanno seguito provvedimenti di segno opposto. Tagli a Noale, richieste di restituzione di parte degli stipendi agli operatori sanitari per errori nei contratti commessi dalla Regione, richieste di pagamento dei tamponi alle case di riposo per decine di migliaia di euro. Sono solo alcune delle notizie sfuggite al ferreo controllo della giunta regionale. Forse sarebbe necessario fermare l’attuazione del Piano e ragionare su cosa veramente serva al Veneto nei prossimi 5-10 anni».

Da due decenni la sanità pubblica regionale sta subendo un progressivo impoverimento di risorse e di personale. L’andamento dei posti letto nelle diverse realtà riflette questa tendenza. Dal 2002 al 2019 i posti letto negli ospedali pubblici sono diminuiti di 3.629 unità (-20,8%), quelli nelle strutture private sono aumentati di 517 unità, segnando un incremento del 16,2%.

«Ora non è il caso di sollevare polemiche su 25 anni di gestione del centrodestra (dal 2005 gli assessori alla sanità sono stati tutti della Lega), ma di guardare al futuro», afferma il segretario regionale. «E il futuro della nostra sanità dopo la pandemia non potrà essere lo stesso di prima. Suggerirei cautela e una revisione del piano da fare con tutti i soggetti interessati, in primo luogo i medici e gli operatori sanitari, alla luce delle risultanze dell’emergenza. Sapendo, inoltre, di poter contare sulle maggiori risorse messe dal governo italiano e sui circa 3 miliardi aggiuntivi messi a disposizione dalle istituzioni europee».